Nonostante il lavoro straordinario che la Chiesa ha svolto nei secoli e continua a svolgere oggi in campo sociale, i media tendono a ricordarla quasi esclusivamente quando qualcuno dei suoi membri sbaglia. È un paradosso evidente: una delle organizzazioni che più ha fatto – e continua a fare – per i poveri, gli anziani, i malati e gli emarginati, viene raccontata quasi sempre attraverso le sue ombre, raramente attraverso la sua luce.
Una storia di cura lunga secoli
Fino al secolo scorso, molte confraternite religiose erano anche vere e proprie organizzazioni di mutuo soccorso: provvedevano ai bisogni dei membri in difficoltà, assistevano i malati, seppellivano i poveri, sostenevano le vedove e gli orfani. Gli ospedali erano spesso fondati e gestiti dalla Chiesa, e chi ha qualche anno in più ricorda ancora la presenza discreta e preziosa delle suore infermiere nei reparti degli ospedali pubblici. Le strutture che per secoli hanno accolto anziani, disabili e persone in difficoltà – molto prima che esistessero accreditamenti con il Servizio Sanitario Nazionale – sono innumerevoli. L’elenco potrebbe essere molto lungo: basta fermarsi un momento a riflettere per ricordarne molti.
Un’alleanza naturale
Questo progetto è di natura sociale e non ha una connotazione religiosa, ma è convinto che il sostegno della Chiesa – sia dal punto di vista organizzativo sia da quello logistico – potrebbe essere prezioso e naturale. Molti spazi parrocchiali sono oggi poco utilizzati e potrebbero essere messi periodicamente a disposizione per iniziative di aiuto, incontro e solidarietà, in coordinamento con le diocesi e le realtà già attive sul territorio. Non si chiede alla Chiesa di cambiare la propria natura, ma di mettere a disposizione ciò che già possiede: spazi, reti, competenze e una presenza capillare sul territorio che nessun’altra istituzione può vantare.
Un’occasione di rinnovamento
È evidente che si sta assistendo a un progressivo allontanamento dalla Chiesa, soprattutto da parte dei giovani, che faticano a capire “a cosa serve” in concreto nella loro vita quotidiana. Anche molti adulti si sentono sempre più lontani. Il modo più efficace per avvicinarsi di nuovo – non solo alla Chiesa, ma alla spiritualità in senso più ampio – è probabilmente quello di offrire proposte concrete e utili, al di là dei dogmi: mettere il Vangelo in pratica, piuttosto che limitarsi a raccontarlo. La carità non si predica soltanto: si fa.
All’interno della Chiesa esistono tantissimi gruppi, ordini e movimenti con caratteristiche e vocazioni diverse, che perseguono obiettivi specifici. Alcuni di essi potrebbero essere naturalmente interessati a questo progetto e disposti a collaborare, offrendo competenze, risorse umane e radicamento territoriale che sarebbero assolutamente preziosi.
Un’occasione di “ritorno all’ovile”
Per molti che non frequentano più le Parrocchie , tornare a frequentarle per incontri e attività può essere un modo di riprendere una abitudina che si era persa ne corso degli anni e forse da dopo la Cresima, un modo per tenere la Chiesa più viva e forse anche di riaccostarsi ai Sacramenti.
La missione è anche qui
Si parla spesso di Chiesa missionaria, ma non è necessario andare lontano per fare missione: spesso la necessità è altrettanto urgente nelle nostre città, nei nostri quartieri, nei nostri condomini, dove la situazione sociale sta progressivamente degradando e il tessuto comunitario si sta sfilacciando. Un sostegno organizzativo della Chiesa a iniziative di autoaiuto e solidarietà locale sarebbe fondamentale: la renderebbe concretamente utile agli occhi di chi oggi la guarda con distanza o indifferenza, e testimonierebbe in modo visibile e credibile quei valori di prossimità e cura che sono al cuore del messaggio evangelico.
La Provvidenza, dopotutto, spesso siamo noi: quando ci mettiamo a disposizione degli altri, quando usciamo dalla nostra comfort zone per fare qualcosa di concreto per chi è solo o in difficoltà.
Un destino comune
C’è un’ultima riflessione che vale la pena condividere. Gli anziani vengono spesso descritti dalla società come “un peso inutile che vive di rendita”, una presenza costosa e ingombrante. È una descrizione ingenerosa e profondamente sbagliata – ma è anche, stranamente, molto simile a quella che i critici più severi rivolgono alla Chiesa stessa. Forse, proprio per questo, lavorare insieme per cambiare entrambe queste immagini potrebbe fare bene a tutti: agli anziani, alla Chiesa e alla società intera.
